Il dibattito pubblico sempre aperto sulla gestione degli spazi nelle metropoli tiene accesi i riflettori sul concetto di rigenerazione urbana. Un termine che fa riferimento alla necessità di ammodernare le infrastrutture presenti in città, soprattutto nelle periferie, di recuperare e riqualificare gli edifici preesistenti. Il concetto rientra in un processo di urbanizzazione molto più ampio, che riguarda anche le nuove esigenze di mobilità, abitabilità e sostenibilità, in sostanza un miglioramento della qualità della vita dei cittadini.

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Gli obiettivi della rigenerazione urbana

Con la rigenerazione urbana si punta a salvaguardare il paesaggio e l’ambiente grazie ad alcune azioni mirate: demolizioni, ricostruzioni e riadattamento di alcuni edifici considerando le esigenze del momento attuale. C’è quindi una necessità di mettere in campo delle azioni di recupero di alcune aree in stato di abbandono, disuso o degrado che sono parte integrante del contesto urbano.

Un tema molto caro ad architetti, ingegneri e progettisti che comprendono l’esigenza di non costruire in modo indiscriminato, ma di recuperare un’opera o una zona, gestendo in modo intelligente lo spazio urbano, favorendo anche l’integrazione delle aree verdi in città. In questo modo si realizza e si sviluppa il concetto di “città a misura d’uomo”, con la persona messa al centro di un progetto edilizio, si favorisce la sostenibilità ambientale e si evita lo spreco di superfici edificabili e soprattutto la città assume un nuovo aspetto.

Recuperare e rigenerare uno spazio urbano vuol dire, infatti, anche rispettare i nuovi criteri di sostenibilità, utilizzando materiali nuovi, eco-compatibili e meno inquinanti e allo stesso tempo dando nuova vita, valore e bellezza a un edificio in disuso o poco utilizzato e al territorio circostante. Un rilancio quindi territoriale, culturale, economico e sociale, oltre che ambientale.

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Esempi di rigenerazione urbana in Italia e in Europa

Molti gli esempi di rigenerazione urbana in Italia che prevedono il riuso e la riqualificazione di alcune aree industriali con cambio d’uso di destinazione come a Concordia Sagittaria (Venezia) dove uno spazio industriale sta subendo una trasformazione in area residenziale e verde; oppure in pieno centro a Boretto (Reggio Emilia) con i magazzini del Genio Civile riadattati per ospitare un centro culturale.

In Europa sono soprattutto gli stati del nord ad attuare vere e proprio politiche di rigenerazione urbana come Copenhagen, capitale mondale dell’architettura per il 2021 grazie alla sua innovativa pianificazione urbana, e Oslo, dove diversi quartieri della città stanno subendo un vero e proprio restyling.

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Le aree verdi in città

I professionisti dell’architettura e dell’edilizia prestano molta attenzione nei loro progetti ad ampliare gli spazi verdi presenti in città. E a dimostrare che questa è la strada giusta da seguire ci sono due premi che riconoscono, negli ultimi anni, gli sforzi delle grandi capitale e dei piccoli centri ad investire sulle aree verdi. L’European Green Capital viene assegnato dal 2008 a una grande città europea per la salvaguardia ambientale e lo sviluppo economico sostenibile; mentre l’European Green Leaf Award, invece, premia i centri urbani più piccoli (dai 20 ai 99mila abitanti) che si impegnano a generare aree verdi. Le ultime città vincitrici in ordine temporale sono Grenoble (Francia) che sarà la capitale europea del verde per il 2022; mentre Lappeenranta (Finlandia) e Gabrovo (Bulgaria) hanno ricevuto il premio foglia verde per il 2021.

E l’Italia? Ci sono ancora passi in avanti da compiere, ma Torino si è piazzata sul podio insieme a Tallin e Dijon nell’assegnazione del premio per le capitali europee; mentre Parma e Perugia si sono piazzate tra le 18 finaliste. Sempre più città partecipano a queste due competizioni, mostrando un grande interesse per la sostenibilità ambientale e la rigenerazione urbana.